Di Tutto Un Podcast

Idee e opinioni sul nostro mondo

5×01 – Enrico Forti: da truffato ad assassino


Questo è l’esordio un po rugginoso di Di Tutto Un Podcast nella sua quinta serie. Parlare di stagioni forse non è appropriato visto che alla sua quarta reincarnazione Di Tutto Un Podcast ha pubblicato solo tre episodi prima di entrare definitivamente in crisi.

Ora Simone Pizzi e Michela De Paola sono tornati più forti che mai.

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IN QUESTO EPISODIO

Parleremo della storia di Enrico “Chico” Forti, cittadino ed imprenditore italiano arrestate e condannato per complicità in omicidio negli Stati Uniti, detenuto in un carcere di massima sicurezza in Florida. Perché raccontiamo questa storia? Perché è l’emblema di come la giustizia sia un fattore spesso politico, in particolar modo in paesi “evoluti” come gli Stati Uniti che fanno della loro legge, della loro morale e dei loro principi dei baluardi imprescindibili e dogmatici spesso frutto di discriminazione e tanto altro ancora.

In questo episodio, grazie all’importante supporto di Paolo Perini di Fuori Tempi, racconteremo questa storia e vi daremo la possibilità di capire per conto vostro da che parte stare e se sostenere in qualche modo la causa di Chico Forti.

BRANI IN QUESTO EPISODIO

  • Jesse Polk – Lewis Worthwhile
  • Bryyn – Summer is Over
  • Julandrew – Get Back In Line
  • Michael McEachern – What_s_Inside
  • Tenpenny Joke – Never Enough

tutti brani estratti da jamendo.com

Credits

  • Ideato e condotto da Simone Pizzi e Michela De Paola
  • Assets audio Alex Raccuglia
  • Logo Alessandra Minafra

20 commenti su “5×01 – Enrico Forti: da truffato ad assassino

  1. Pingback: 5×02: Diritto di Replica | Di Tutto Un Podcast

  2. Pingback: DTUP – 5×02: Diritto di Replica | Italian Podcast Network

  3. groupage
    29 maggio 2013

    Molto bello il blog… pero’ aspetto nuovi post, e’ da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbe’, intanto mi sono iscritto ai feed RSS, continuo a seguirvi!

  4. Marta Stephan
    9 ottobre 2012

    Dott. Giusti, lei sembra un disco rotto. Copia questo suo trattato “Perche’ credo che Chico Forti sia colpevole!” in ogni dove. Eppure Le e’ stato risposto numerose volte. Francamente faccio molta fatica a capire la sua vera mira. Resta il fatto che Chico Forti non si puo’ difendere dalle Sue accuse e Lei non sembra volerlo capire. Perche’ tanto livore? Perche’ Le manca un po’ di quella pietas che in questi casi distingue le persone di cuore da quelle senza? Sia sottointeso che non voglio che Lei mi risponda, perche’ faccio parte degli “amici di CF”, quelli che Lei definisce “bugiardi, impostori e mistificatori”. Solo Le chiedo: se al posto di Chico Forti ci fosse Suo figlio? Good day. Dott.ssa Marta Stephan

    • claudio giusti
      9 ottobre 2012

      Ci sono due ragioni che mi spingono a seguire il caso di Chico Forti.
      La prima è che sono stanco di ascoltare persone che parlano di cose di cui non sanno nulla. Consiglio più domande e meno affermazioni. Per quanto poi riguarda il funzionamento del sistema giudiziario americano posso anche fornire una lista di libri da leggere.
      La seconda è che sono preoccupato per le ulteriori difficoltà che dovranno incontrare gli abolizionisti che, proprio in Florida, tentano di salvare la pelle ad Anthony Farina.
      Faccio notare che la mia è un’accurata disamina delle informazioni che si possono trovare sul caso di Chico Forti e che nessuno ha osato contraddirmi (a parte qualche farfugliamento inviatomi in privato). In attesa che gli amici di CF si degnino di pubblicare gli atti del processo sono disposto a un dibattito pubblico.
      Mi occupo di diritti umani da 40 anni e da 15 di pena di morte: la storiella del “se succedesse a tuo figlio” non mi fa né caldo né freddo.
      La worldqualcosa mi mette nello spam? Vedrò di farmene una ragione.

      • Michela De Paola
        9 ottobre 2012

        Buongiorno Dott. Giusti,
        mi presento: sono Michela De Paola, co-fondatrice del podcast e del progetto Italian Podcast Network.
        Come tutti ben sanno, abbiamo la (spero gradita) abitudine di dare voce a tutte le persone che vogliano far sentire le proprie ragioni e vorrei approfondire l’argomento Farina e pena di morte in USA, quindi vorrei invitarla formalmente a contattarmi se ne ha voglia e a concordare un intervista a completamento e conclusione di questa puntata, io penso che il dare voce a tutti i punti di vista sia fondamentale.
        La nostra trasmissione si è contraddistinta fino ad ora per non aver operato nessun tipo di censura e non cominceremo di certo ora, pertanto le lascio il mio contatto depaola.michela@gmail.com e successivamente alla sua decisione ci accorderemo eventualmente per i dettagli tecnici.
        Grazie mille.
        La saluto.

    • claudio giusti
      1 agosto 2013

      Chico Forti su Jack tv

      CF non parla della sentenza basata su di una sensazione.

  5. Paolo Perini
    8 ottobre 2012

    Allora, sono stato io ad affermare quelle cose che ci imputa, e me ne prendo la responsabilità. La giustizia penale negli USa è razzista e basta vedere le statistiche per capirtlo, inoltre Amnesty international dovrebbe saperlo, sempre se si continua a professare un associazione libera.
    Ho detto inoltre che negli Usa la parte dell’accusa la fa la polizia. In modo sbrigativo – sa non stavamo parlando della giustizia USa ma del caso Chico Forti! – intendevo dire che nel processo Usa non c’è giudice per le indagini preliminari e quindi la magistratura non stralcia quasi mai nessun capo di imputazione che viene affibbiato dalla polizia o dall’Fbi. Perciò, anche se non correttissimo semanticamente – pensavo di non essere a un esame di diritto! – il concetto da me espresso è corretto nei contenuti. Guardi, io sono certissimo di quanto affermo, perché ho sostenuto un esame universitario in cui c’hanno spiegato come funziona il processo negli USa, quindi sono tranquillo.

    Si vergogni, comunque di iniziare con un commento in cui ci insulta deliberatamente; pretendo le sue scuse.

    • claudio giusti
      8 ottobre 2012

      non so che diavolo di esame lei abbia dato, ma lei non sa nulla di come funziona il diritto penale americano.
      legga un po’ delle mie cose e poi studi
      http://www.astrangefruit.org/index.php/it/

      • Simone Pizzi
        9 ottobre 2012

        Come vede le sto lasciando altro spazio per farsi pubblicità che credo sia l’unica cosa che le interessa🙂

    • claudio giusti
      8 ottobre 2012

      consigli di lettura
      Bohm Robert M. A Concise Introduction to Criminal Justice New York, Mac Grow Hill 2007 Pagina 179 – 180

    • claudio giusti
      9 ottobre 2012

      ottima l’idea di far sparire le prove

      • Simone Pizzi
        9 ottobre 2012

        Questo suo accanimento dimostra quasi malafede.
        http://www.italianpodcastnetwork.it trova l’episodio pubblicato nuovamente stamattina.
        Come detto nell’articolo lo abbiamo dovuto sospendere perchè era rimasto presente un fuori onda che non era proprio carino lasciare e se vuole le dico anche che sono io che ho dovuto rispondere al telefono. Cosa che mi è sfuggita in fase di montaggio. Dopo pranzo sarà nuovamente riascoltabile anche qui e in versione integrale tranne il pezzo tagliato per ovvie ragioni.

  6. claudio giusti
    8 ottobre 2012

    ma vi rendete conto delle cazzate che andate sparando?

    • Simone Pizzi
      8 ottobre 2012

      Due semplici punti caro amico:
      1. ti ho approvato il tuo commento, in parte ti ho concesso pubblicità, dato che non si tratta di un commento diretto ma di un’ibnfinito copia e incolla.
      2. insultare senza questionare un minimo in modo sintetico o diretto, che senso ha?

      Un blog, come un podcast hanno l’immenso vantaggio di poter essere considerate delle opere interattive con un collegamento diretto tra produttori e lettori/ascoltatori.
      Quindi se hai altro da dire in modo più preciso e strutturato o vuoi addirittura partecipare in trasmissione, sei il benvenuto. In caso contrario saluto la tua più completa inutilità

      • claudio giusti
        8 ottobre 2012

        copia e incolla un cavolo
        Comunque avete detto, non ho ancora ascoltato tutto, che in carcere per omicidio ci sono solo neri e che l’accusa americana è portata avanti dalla polizia ….

        • Simone Pizzi
          8 ottobre 2012

          In effetti hai ragione e sono contento che tu me lo faccia notare. Ci sono anche ispanici, indiani, minoranze di vario genere e anche persone affette da varie sindromi che non sarebbero condannabili nemmeno nel burghina fasu.
          Per il resto, noi abbiamo raccontato una storia in modo sintetico e con le info che abbiamo trovato. Non pensiamo di aver fatto il miglior lavoro del mondo. Tutto è perfettibile e migliorabile, magari anche grazie al tuo aiuto. Non capisco questo tono e questo accanimento piuttosto che cercare di essere integrativo, cooperativo. Comunque prenderemo spunto da tutto quello che ci hai incollato e faremo degli approfondimenti.

  7. claudio giusti
    8 ottobre 2012

    Sulla presunta innocenza di Enrico “Chico” Forti
    Perché Chico Forti non è in grado di dimostrare la sua innocenza.
    Di Claudio Giusti giusticlaudio@alice.it
    23 Sept 2012 I have not yet begun to fight

    “Vedrai tu stesso la legge:
    perché, dato che esigi giustizia,
    sta’ certo che l’avrai e più di quanta ne desideri.”
    Shakespeare, Il Mercante di Venezia, Atto IV Scena I

    “Allora faccio bene ad andarmene a vivere negli Stati Uniti (…) Lì, se sbagli, la legge ti raggiunge ovunque e ti fa pagare quello che meriti”
    Chico Forti, 19 luglio 1992

    Incipit.
    Da alcuni mesi assistiamo a una rumorosa campagna mediatica in favore di Enrico “Chico” Forti che sta scontando l’ergastolo in Florida per l’assassinio di Dale Pike, commesso il 15 febbraio 1998. Forti si proclama innocente, ma la sua vicenda giudiziaria è in un vicolo cieco dato che, dopo essere stato condannato nel 2000, si è visto rigettare senza commento i sei tentativi d’appello.

    Scopo di codesta campagna è quello di costringere governo e opinione pubblica ad appoggiare senza riserve le attestazioni d’innocenza del Forti, anche se non si riesce a sostanziarle in alcun modo. Se ne pretende quindi la supina accettazione come fossero un dogma di fede; e se taluno osa sollevare qualche dubbio viene aggredito, dileggiato e, quando non è insultato, bruscamente invitato a “informarsi”. Disgraziatamente non c’è modo di farlo perché, in tanti anni, nessuno si è preso la briga di pubblicare gli atti del processo.

    Del caso giudiziario e dei dodici anni di appelli sappiamo solo il poco che raccontano gli amici di Forti. Nulla sappiamo delle udienze preliminari, non abbiamo il verbale del processo, non conosciamo gli opening statements e i closing arguments e nemmeno le istruzioni date alla giuria. Non sappiamo se questa avesse la possibilità di condannare Forti per un reato minore . Non possediamo i writs of certiorari dei sei tentativi d’appello. Non conosciamo il punto di vista dell’Accusa e nemmeno quello del tanto vituperato collegio di difesa. Non abbiamo i fantasmagorici report difensivi che da anni ci sono annunciati e inoltre i media italiani hanno, con poche eccezioni, sposato acriticamente le reticenti tesi della famiglia Forti.

    Questo desolato deserto informativo sarebbe già da solo un’evidente dimostrazione di colpevolezza, ma a peggiorare la situazione del Forti contribuiscono le fragorose balle dei suoi sostenitori.

    Per primo si fa notare Rosario Fiorello per il quale: siccome il processo a Forti è durato solo “24 giorni, qualcosa che non va c’è” .
    Altri invece hanno fatto propria la sbalorditiva affermazione secondo cui la condanna del Forti non sarebbe basata sui fatti, ma su di una semplice sensazione. Il mantra ossessivamente ripetuto in ogni occasione è che il giudice ha spedito Chico all’ergastolo senza avere prove:
    “La Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto.”
    Se la sparata di Fiorello è il prodotto dell’inconsapevolezza del funzionamento del sistema penale americano la seconda corbelleria è invece una spudorata menzogna accuratamente premeditata.

    Vediamo perché.
    Al contrario del nostro il processo americano è preceduto da una miriade di udienze preliminari che azzerano gli intralci procedurali. I procedimenti penali durano uno o due giorni e solo nei casi particolarmente importanti si prolungano per settimane. Quindi 24 giorni di processo e 18 udienze sono tanti, veramente tanti.
    I processi americani si tengono di fronte a una giuria di dodici persone che decidono in segreto e all’unanimità il verdetto e non devono, al contrario dei giudici italiani, spiegarne le motivazioni. Quindi le eventuali considerazioni del giudice sono prive di qualsiasi valore e il loro assillante utilizzo si spiega solo con l’assoluta mancanza di argomenti da parte dei sostenitori del Forti. Non avendo nulla da dire essi ripetono incessantemente una fandonia, con la serena certezza che tanti saranno felici di credervi senza porsi troppe domande: “Si rivolga alla corte internazionale dei diritti dell’uomo dove avrà gioco facile. Perché non esiste un ordinamento al mondo in cui sia possibile pronunciare una sentenza sulla base di una sensazione.”

    Altro aspetto particolarmente grottesco del “caso Forti” sono le traduzioni compiacenti in cui la versione italiana stravolge completamente il significato della frase.
    L’affermazione del Procuratore secondo cui: “The State does not have to prove that he is the shooter in order to prove that he is guilty…” significa che non devono provare che Forti è stato l’esecutore materiale del delitto (lo sparatore) per dimostrare che è colpevole. Purtroppo nella maldestra traduzione italiana è diventato: “Lo Stato non deve provare che egli sia stato l’assassino al fine di dimostrare che lui sia il colpevole…” che ha un significato completamente diverso.
    Altra distorsione compiacente è quella secondo cui le accuse devono essere provate non “Beyond a reasonable doubt” ma “Beyond any reasonable doubt” che poi diventa oltre ogni dubbio.
    Forti è condannato al LWOP: Life WithOut Parole, ovvero all’ergastolo senza possibilità di rilascio anticipato sulla parola: parole, che alcuni confondono con cauzione: bail; ma LWOP è tradotto con ergastolo senz’appello o ergastolo senza condizionale.
    Inoltre si scambiano spesso e volentieri i giurati con i giudici, mentre White Elephant non è una truffa come dicono gli amici di Forti, ma qualcosa di estremamente lussuoso, costoso e inutile.

    Le falsificazioni iniziano immediatamente dopo la condanna. Già nella trasmissione Radio Anch’io del 23 marzo 2001 si fanno affermazioni prive di qualsiasi fondamento. “Nessuna prova, nessun testimone, nessun movente, solo una bugia e un labilissimo indizio (…) eppure per i giudici di Miami è stato sufficiente. Qualcuno ha parlato di processo sommario.”
    Una delle lagnanze degli amici di Forti è quella che i media si occuperebbero solo ora del caso. Ma come mai un caso che già dieci anni fa aveva tutte le caratteristiche per diventare un fatto nazionale è passato in ultima fila? Nel 2001 c’erano già le interrogazioni parlamentari, le affermazioni d’innocenza, gli amici, il complotto della polizia, i siti innocentisti e la Rai. Già nel 2001, dieci mesi dopo la condanna, si parla di lui a Radio Anch’io, mentre ci sono state interpellanze parlamentari di Pisapia, con la giornalista di Rai Tre Lara Boccalon che ha vinto il premio Alpi grazie al documentario sul caso. Sempre Rai Tre ha trasmesso il documentario su Versace (Il sorriso della Medusa). Nella trasmissione si parla della sabbia, si dice che il Consolato ha attentamente seguito il caso, si ipotizza addirittura che l’intervento del governo italiano abbia convinto la Procura di Miami a non chiedere la pena di morte . Nel programma mancano molte delle geremiadi che oggi ci assillano: non si accusa il collegio di difesa, non c’è la balla della condanna basata su di una sensazione, non ci sono le traduzioni sballate. Le falsità si aggiungeranno un po’ alla volta e la storia si riempie di dettagli inventati di sana pianta. Alcune delle fesserie correnti sono presenti sin dall’inizio: il tentativo di introdurre il diritto italiano in America, la frottola delle accuse di frode fatte cadere, la fandonia del gigantesco complotto ordito dalla polizia di Miami che avrebbe voluto punire Forti per il suo filmato sulla morte di Cunanan.

    Fin dall’inizio Forti afferma di avere paura per la propria incolumità in carcere, dove la sua vita non vale più di 200 dollari. Quindi non fa i nomi dei potenti personaggi per i quali sarebbe un “personaggio scomodo” a causa del suo documentario. Già nel 2001 dice: “Io sono in un ambiente dove la vita di una persona vale 200 dollari e dove, se le mie verità dovessero arrivare a un punto che possono compromettere persone che sono a un certo livello… non so quanto mi convenga adesso parlare di questo o aspettare l’appello e poi….” Stiamo ancora aspettando.

    I fatti.
    In dodici anni gli amici di Forti non hanno pubblicato alcun documento ufficiale: tuttavia, grazie a Internet e applicando le prudenti metodologie della ricerca storiografica, è possibile farsi un’idea molto precisa di come sono andate le cose, anche perché sono reperibili articoli dell’epoca e non dobbiamo basarci esclusivamente sulle contraddittorie argomentazioni innocentiste.

    Enrico “Chico” Forti (Trento 1958) è un insegnante di ginnastica e campione di windsurf che, vinta una somma a TeleMike, lascia la moglie e se ne va a cercare fortuna in Florida, dove inizia a produrre cortometraggi sportivi. Bella vita, belle donne e brutte compagnie. Grazie all’amicizia con il pregiudicato tedesco Thomas Knott entra in possesso della casa galleggiante in cui fu trovato suicida Andrew Cunanan , l’assassino di Gianni Versace. Sulla vicenda Forti gira un cortometraggio in cui sostiene che la polizia di Miami ha alterato le prove e che Cunanan è arrivato nella casa galleggiante già morto. Per i suoi amici sarebbe stato proprio questo filmetto a mettere Forti nel mirino della polizia. Alcuni mesi dopo sempre Knott gli fa conoscere Anthony Pike che vuole cedere il suo albergo di Ibiza. Secondo l’Accusa Knott e Forti tentarono di frodare Pike. Forti cercava di comperare l’albergo sottocosto e, visto che il figlio di Pike lo impediva, l’ha fatto uccidere. Forti e Knott sono accusati di truffa: Knott patteggia la pena mentre Forti, accusato anche di omicidio, è processato e condannato all’ergastolo LWOP.

    Siamo in America e non in Italia. Sembra che gli amici del Forti non si rendano conto che il delitto non è stato commesso a Forlimpopoli ma in Florida e che quindi valgono le leggi americane e non le nostre. Non riescono a capire che da quelle parti il sistema giudiziario è completamente diverso e pretendono che i nostri bizantini ragionamenti legali trovino spazio nelle corti americane. Così sentiamo parlare di primo, secondo e terzo grado di giudizio e di “gravi violazioni dei diritti della difesa [perché] non è mai stata data la possibilità all’imputato di chiedere un confronto con il suo accusatore, con un testimone che era un truffatore (…) di parlare per ultimo per replicare …”

    Per gli amici di Forti “È molto singolare che il processo non permetta ai giudici di indicare alle parti temi nuovi o integrazioni probatorie: la decisione va presa sulla base di quello che le parti hanno deciso di mostrare loro. Quindi, inspiegabilmente, non sono stati ascoltati, nel processo, l’imputato Forti, la moglie Heather, il condannato per reato collegato Thomas Knott e altri che pure avevano partecipato direttamente ai fatti. L’estrema singolarità di questo modo di procedere appare evidente.” Purtroppo lo è solo per chi non ha la più pallida idea di come funziona il sistema giudiziario americano, dove sono le parti a chiamare i testimoni. Se non lo fanno peggio per loro. Se il collegio di difesa considerava la testimonianza di Forti importante perché non l’ha chiamato a deporre? Forse perché temeva che il controinterrogatorio sarebbe stato la sua pietra tombale.

    Prima del processo.
    I guai di Chico Forti deriverebbero da un’unica bugia. Spaventato dalla polizia avrebbe negato di conoscere la vittima Dale Pike. Secondo l’Accusa invece questa è stata solo una di una lunga serie di falsità del Forti che ha mentito a tutti, lavato l’auto per fare sparire le tracce, fabbricato falsi documenti notarili per costituirsi un alibi a posteriori, ecc. Noto che gli amici del Forti hanno sempre accuratamente evitato di parlare di quest’ultima circostanza.

    Gli amici lamentano che a Forti non sono stati letti i diritti, come previsto dalle Regole Miranda e che la polizia ha mentito per metterlo in difficoltà. Non c’è bisogno di essere un giurista per sapere che la polizia, anche italiana, organizza trabocchetti e che i Miranda Warnings sono letti al sospettato solo quando diventa accusato e ha le manette ai polsi: basta guardare un telefilm del Tenente Colombo e poi Forti non è il dodicenne Cristian Fernandez e sapeva bene cosa fare.

    Si fa anche notare che la polizia non ha avvisato il consolato italiano. Non lo fanno mai e Forti non è uno sprovveduto immigrato guatemalteco (dicono conosca cinque lingue) e ha avuto tutto il tempo di avvisare amici, legali e autorità diplomatiche, mentre per il ritardato mentale Joseph Faulder, che è finito al patibolo, l’avvocato del consolato canadese avrebbe fatto la differenza.

    La polizia è accusata di avere incastrato Forti per punirlo del suo cortometraggio sull’assassino di Versace. Difficile credere che quel filmetto sia stato all’origine di tanti guai e non si capisce perché abbiano aspettato per sei mesi che Forti si mettesse nei guai da solo , ma anche se così fosse perché non si è chiesto il change of venue e portato il processo fuori dalla Dade County?

    Forti prospetta una violazione della Williams Rule (Williams v Florida, 1959) per via della presunta assoluzione dalle accuse di truffa, ma secondo questa regola “relevant evidence of collateral crimes is admissible at jury trial when (…) is used to show motive, intent,” La Procura cioè poteva utilizzare l’accusa di truffa al processo per omicidio per dimostrarne il movente.

    Le tesi difensive si basano sull’affermazione che Forti sarebbe stato prosciolto in istruttoria dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike. Alcuni dicono che vi sia stato un verdetto di assoluzione. Peccato sia tutto falso. Non c’è stata alcuna assoluzione perché la Procura si è limitata a un nolle prosequi , ha cioè sospeso le accuse contro Forti perché lo stava perseguendo per un reato più grave. Non c’è quindi violazione del double jeopardy che vale solo per i verdetti.

    Il processo.
    Gli amici affermano che Forti “non ha avuto un giusto processo”, ma non sono in grado di motivare l’affermazione. Secondo loro le prove contro Forti sono inconsistenti, ma i giurati l’hanno pensata diversamente. In definitiva l’unica cosa strana del processo è la sua notevole lunghezza.

    L’accusa non era capitale e Forti non è scampato per un pelo alla sedia elettrica come dicono alcuni. I processi per murder (che noi chiamiamo omicidio di primo grado) iniziano a due o tre anni dal delitto e a volte molto più tardi, soprattutto perché la Difesa ha bisogno di tempo per prepararsi. Non vi è stata alcuna violazione del diritto allo speedy trial.

    Secondo alcune versioni innocentiste il tedesco Knott sarebbe stato il teste chiave contro Forti mentre Anthony Pike sarebbe arrivato in aula sostenuto da due infermiere al solo scopo di impressionare la giuria. Peccato che nessuno dei due abbia testimoniato al processo.

    Si asserisce che Anthony Pike tentava di vendere un albergo che non era più di sua proprietà e che Forti era il truffato e non il truffatore: che il movente era inventato e inesistente. Ciò non è contraddetto solo dai fatti, ma anche dallo stesso Forti, al corrente che il 95% dell’albergo era posseduto da una società di Jersey. In ogni caso si sostituisce un movente con un altro.

    Il collegio di difesa è stato accusato d’inefficienza quando non di collusione con la Procura e si accusa uno degli avvocati di avere lavorato per essa. Ci si dimentica che Forti era patrocinato da due legali considerati i più quotati e costosi di Miami . Uno era il leggendario Donald Bierman , di cui non si parla mai, mentre ci si concentra su Ira Loewy accusato di ogni nefandezza. In America gli avvocati esercitano indifferentemente per un privato o per la Procura e non esiste la separazione delle carriere di cui tanto si parla. Mi chiedo perché non sia stata sollevata in appello una Ineffective Assistance of Council, come prevede la norma 3.850 del Codice di Procedura Penale della Florida. Probabilmente perché ci si sarebbe scontrati con l’alto livello di prova previsto da Strickland e il presunto conflitto d’interessi sarebbe stato indimostrabile e/o harmless .

    Al processo gli strali della difesa si concentrano su Knott che, patteggiando la pena, sarebbe diventato “uno dei testi principali contro Enrico Forti”. Peccato che Knott non abbia testimoniato al processo. Evidentemente l’Accusa non lo considerava utile e la Difesa lo temeva per via della pistola calibro 22 comprata da Knott con i soldi di Forti. Il patteggiamento di un complice in cambio di una condanna lieve è la norma e, se i difensori consideravano utile la testimonianza di Knott (truffatore ben noto al Forti), dovevano farlo al processo: ora è tardi.
    “Ma sono loro che non lo hanno fatto deporre, sono loro che hanno deciso per le loro necessità tattiche e secondo il loro punto di vista, di non chiamarlo testimoniare” R. Rubin al processo

    Gli amici del Forti affermano che il Prosecutor Reid Rubin avrebbe passato due anni preparando l’arringa. Nella contea di Miami Dade si contano 200 omicidi criminali l’anno e non crediamo che la Procura abbia riservato un avvocato esperto solo per Forti. Piuttosto: “Chico” ci viene descritto come geniale imprenditore solito praticare sport estremi: eppure si spaventa come un cucciolo e mente alla polizia. Si afferma che non aveva la più pallida idea del funzionamento della giustizia americana, come se non avesse mai visto un telefilm del Tenente Colombo e nessuno spiega perché non si sia documentato nei due anni di istruttoria. Una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie.

    L’ordine delle arringhe finali (closing arguments) non dipende dalla testimonianza dell’accusato e l’Accusa chiude sempre il processo perché è suo l’onere di provare la colpevolezza dell’imputato (burden of proof). In Florida a quel tempo valeva la regola 3.250 del CPP che consentiva alla Difesa di chiudere le arringhe solo nel caso in cui non avesse presentato né prove né testimonianze, ma la sola deposizione dell’imputato.

    Il castello accusatorio della Procura si basava su tre pilastri: l’assoluta mancanza di alibi del Forti e le sue spudorate menzogne, il movente della truffa e la sabbia che lo posiziona sul luogo del delitto. Modo, occasione, movente: Reid Rubin ha inchiodato Forti di fronte alla giuria e la Difesa, per quanto agguerrita, non è riuscita a instillare il ragionevole dubbio in almeno un giurato.

    Dale Pike, la vittima, arriva all’aeroporto di Miami e si incontra alle 18.00 con Forti: da quel momento scompare e viene trovato cadavere 24 ore dopo. Secondo la versione di Forti alle 18.30 Pike ha chiamato qualcuno da un telefono pubblico cambiando programma e chiedendo di essere portato al parcheggio del ristorante Rusty Pelican a Key Biscayne. Alle 19.16 Forti telefona alla moglie da un luogo molto vicino a quello dove sarà rinvenuto il cadavere e le dice che Pike non è arrivato. Versione che manterrà per tre giorni con l’avvocato Paul Steinberg, con Knott, con il suocero, con il padre di Dale e la polizia. Anche prendendo per buone le scuse del Forti non si capisce perché non ha cercato la persona cui Pike ha telefonato e perché non ha cercato di sapere se Pike gli avesse telefonato dalla Spagna per preavvisarlo, dato che non era mai stato in Florida. Nemmeno si capisce perché, uscito dall’aeroporto, Forti non vada verso casa, ma nella direzione opposta, a sud verso il Rusty Pellican

    In molte occasioni si è detto che le accuse sono cambiate nel corso del dibattimento. Non è vero, fin dall’inizio l’accusa era chiarissima: “Per avere il Forti Enrico personalmente e/o con altra persona o persone allo stato ancora ignote, agendo come istigatore e in compartecipazione, ciascuno per la propria condotta partecipata, e/o in esecuzione di un comune progetto delittuoso, provocato, dolosamente e preordinatamente, la morte di Dale Pike”

    Secondo gli amici i guai di Forti dipenderebbero da quell’unica bugia detta, per paura, alla polizia. Non è così, alla Procura quella menzogna non interessa più di tanto perché le bugie sono molte, come la falsificazione di atti notarili avvenuta un anno dopo il delitto. (Insisto nel notare che questa falsificazione è giudiziosamente ignorata dai sostenitori di Forti).

    La Procura non ha introdotto il tema della truffa all’ultimo minuto in modo che la Difesa non fosse in grado di contrastarla. Della truffa si è a lungo dibattuto durante il processo, altrimenti ci si dovrebbe chiedere cosa diavolo hanno fatto per 24 giorni e 18 udienze.

    Dale Pike è stato assassinato con due colpi calibro 22. La 22 è l’arma preferita dai killer perché il suo munizionamento è facilmente reperibile, non è full metal jacket così da fermarsi nei bersagli (è arma sportiva) e questa caratteristica fa deformare i proiettili che non sono più comparabili con altri. Inoltre basta una bottiglietta di plastica per silenziarla. Caso vuole che Knott avesse comprato una di queste armi con i soldi di Forti e che la pistola, da lui affidata al Forti, sia poi scomparsa.

    Una delle prove portate in giudizio dall’Accusa è stata la sabbia trovata sotto il cappellotto del gancio di traino dell’auto di Forti. Sabbia che pone Forti sul luogo del delitto. Lui dice che l’hanno messa i poliziotti e non ha alcun valore. Ma la prova è stata discussa in aula e sarebbe interessante sapere che effetto abbia avuto sulla giuria, ma nessuno sembra essersi preoccupato di chiederlo.

    Verdetto e sentenza.
    Non si deve confondere il verdetto della giuria con la sentenza pronunciata dal giudice e i suoi acidi commenti e nemmeno si possono utilizzare i canoni italiani nel sistema giudiziario USA, perché la giuria non deve spiegare le ragioni del verdetto e si limita a dichiarare l’imputato colpevole o non-colpevole. I giurati non sono “cittadini eletti a sorte”, ma accuratamente scelti dalle parti. Dopo la condanna la Difesa è solita intervistarli per farsi un’idea delle loro ragioni e utilizzarle in appello. Non si sa se l’abbiano fatto.

    Uno dei punti di forza degli amici di Forti è che, al momento della sentenza, il giudice avrebbe detto:
    “La Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale!”
    Malauguratamente le parole del giudice, sempre che siano state pronunciate, sono prive di qualsiasi rilevanza perché ciò che conta è la convinzione che si è fatta la giuria e la loro decisione è definitiva e raramente è concesso l’appello. Inoltre la condanna al LWOP è obbligatoria per il murder di primo grado non capitale e il giudice non aveva scelta.

    “The jury decision is final. No matter how wrong or how foolish this seems, there is no appeal. A convicted defendant can also try to appeal on the ground of error at the trial. Generally speaking “error” means legal errors; it is not enough to say the jury must have been wrong, or failed to do justice, or acted stupidly. An appeal court does not try the case over again, or redecide issues of fact. (…) But overall only a small minority of losing defendant go on to a higher court. The rest give up and take their medicine.”
    LAWRENCE M. FRIEDMAN, American Law. An Introduction. New York. Norton, 1998 p.193

    L’appello.
    In America l’appello non è un diritto costituzionale e le corti superiori non devono motivare il loro rifiuto del certiorari. In appello non ci sono giurati, non si ascoltano testi e ci si limita a verificare il verbale del processo di merito. In appello non si dimostra l’innocenza del condannato, ma che nel processo di merito vi sono stati errori legali così gravi e numerosi che questo deve essere rifatto. Le sei possibilità d’appello concesse a Forti sono un’enormità per un caso non capitale, ma i punti che sarebbero stati portati all’attenzione delle varie corti: Diritti Miranda, Regola Williams, Double Jeopardy, Convenzione di Vienna, Speedy Trial, Conflitto d’Interessi, sono straordinariamente deboli e non hanno meritato nemmeno un rigo di diniego.

    La situazione attuale.
    Le controdeduzioni forensi di cui abbiamo notizia arrivano con 12 anni di ritardo e sono procedurally defaulted , cioè non possono più essere presentate, mentre gli appelli alle norme internazionali sui diritti umani sono irrilevanti. La Dichiarazione Universale non si occupa del diritto d’appello mentre ne parla il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici il cui articolo 14.5 recita: “Ogni individuo condannato per un reato ha diritto a che l’accertamento della sua colpevolezza e la condanna siano riesaminati da un tribunale di seconda istanza in conformità della legge”. Ma questo non significa che vi sia l’obbligo di fare l’appello come invece è richiesto per i condannati a morte dalle Garanzie ECOSOC. Al di là delle rodomontate degli amici del Forti le pretese di arrivare ad una corte internazionale, magari a Strasburgo, sono risibili.

    I confronti con altri casi, dal Cermis ad Amanda Knox, dalla Baraldini a Rocco Barnabei, mettono fuori strada perché ogni caso ha la sua storia e Pietro Venezia, che la Florida voleva condannare a morte, l’abbiamo processato in Italia, come è accaduto per l’incidente tedesco delle Frecce Tricolori. In ogni caso temo sarà molto difficile organizzare uno scambio di ostaggi.

    Per convincere una corte americana a riaprire il caso ci vorrebbe una newly discovered evidence : una prova importante che modifichi radicalmente la situazione e che non poteva essere trovata al momento del processo; ma se anche la si trovasse questa nuova prova nulla dimostra che il processo sarebbe annullato, che l’annullamento sopravvivrebbe al successivo appello e che una nuova giuria riterrebbe Chico Forti non colpevole.

    I rest my case.
    Enrico Forti dice che “una persona intelligente trae conclusioni proprie”. Io ho tratto le mie e non sono in suo favore perché non è in grado di provare la sua innocenza e per quanto mi riguarda il caso è chiuso. Auguro a Forti di trovare una corte presso cui far valere le sue ragioni e attendo che la pubblicazione degli atti processuali mi costringa a rivedere le mie posizioni. Ricordo che Sacco e Vanzetti non sono mai stati riabilitati.

    “Mi disse che aveva deciso di andare a vivere negli Stati Uniti d’America perché in quel Paese regnava la vera Giustizia e la vera Libertà.”
    Il giudice Lorenzo Matassa parlando di Chico Forti

    Dott. Claudio Giusti
    Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
    Tel. 0543/401562 340/4872522
    e-mail giusticlaudio@alice.it
    http://www.astrangefruit.org/index.php/it/
    http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm
    Laureato in tempi non sospetti con una tesi sul dissenso sovietico è membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti. Ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.

    Modificato 4 ottobre 2012

    Link Chico Forti
    http://www.chicoforti.com/
    http://chicofortifree.blogspot.it/
    http://www.facebook.com/lucio.caltavituro?ref=stream
    http://vidgrids.com/chico-forti-free
    http://www.youtube.com/user/ChicoChannel
    http://www.telly.com/8B7WN?fromtwitvid=1#./sebastian27474

    Albaria e i suoi utilissimi link
    http://www.albaria.it/chicco_forti/default.htm

    Time table
    http://www.albaria.com/speciale_chicco_forti/storico.htm
    Elenco dei nomi
    http://www.albaria.it/chicco_forti/legenda_nomi.htm
    indispensabile time table processuale
    http://www2.miami-dadeclerk.com/cjis/CasePrinter.aspx?case=F99034759
    sentenza d’appello 2008
    http://www.3dca.flcourts.org/opinions/3D06-2934.pca.pdf

    Il caso Forti. Ombre e dubbi di un processo surreale. A cura di Gianni Forti
    http://agnesinapozzi.altervista.org/tag/il-caso-chico-forti-in-usa/

    Chico Forti: un personaggio scomodo
    http://www.albaria.it/chicco_forti/chico_personaggio_scomodo.htm

    L’incredibile storia di Chico Forti
    http://www.albaria.it/chicco_forti/incredibile_storia/incredibile_storia_1.htm

    Lorenzo Matassa
    http://www.albaria.com/speciale_chicco_forti/prologo.htm
    http://archivio.siciliainformazioni.com/cronaca/il-caso-forti-intervista-al-giudice-matassa/

    La Repubblica 17 Giugno 2000
    http://www.repubblica.it/online/mondo/forti/forti/forti.html

    Radio Anch’io 23 marzo 2001
    http://www.radio.rai.it/radio1/radioanchio/view.cfm?Q_EV_ID=8276&Q_PROG_ID=93

    Rete4

    inchiesta TS telestudio

    Chico Forti su Jack TV

    dichiarazione di Forti

    Interviste allo zio di CF
    http://www.zonedombra.com/archivio/controinformazione/225-chico-forti-farnesina.html




    http://www.radioradicale.it/soggetti/gianni-forti

    Interventi della dottoressa Bruzzone






    http://ip.podcast.it/episodi/roberta-bruzzone-criminologa-il-caso-chico-forti-18340072.html

    interventi Avv. Imposimato

    http://it-it.facebook.com/media/set/?set=a.10151589443110724.854200.230015650723&type=3

    Fiorello

    TG1
    http://twitpic.com/9ui62o

    TG2
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-22f9d2f9-4f7f-4b6f-954e-2804574d74b5.html
    http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-8e127f76-7fef-43f0-88c3-ae63a8f37568.html

    TG5
    http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/320532/speranza-per-chico.html

    mattino 5

    TG Rai Due Punto di Vista 25 settembre 2012

    Rai Brontolo
    http://www.prigionieridelsilenzio.it/it/mappa/prigionieri/carlo-parlanti/interviste-video-ed-audio/79-brontolo-rai-3-22-6-2012-oliviero-beha.html

    radio social web
    http://sviluppo.studio.ht-system.com/young/Blog/982-radiosocialweb-il-caso-chico-forti.html

    radio manàmanà
    http://www.zonedombra.com/archivio/controinformazione/225-chico-forti-farnesina.html

    radio radicale
    http://www.radioradicale.it/scheda/347023/il-caso-di-enrico-chico-forti-ritenuto-colpevole-di-omicidio-e-condannato-allergastolo-negli-usa-intervist

    Maiori TG


    interventi amiche di Forti




    http://www.telly.com/FSQDY?fromtwitvid=1

    Intervista a Roberto Fodde


    Varie TV




    Il sorriso della Medusa
    http://www.albaria.it/chicco_forti/video_versace_ita.htm

    Intervista a Anthony Pike
    http://www.telly.com/0K0KV
    http://www.telly.com/IARGW?fromtwitvid=1

    Articoli di Giornalettismo
    http://www.giornalettismo.com/archives/404697/chico-forti-il-caso-e-le-bugie-dei-media-italiani/
    http://www.giornalettismo.com/archives/421207/chico-forti-il-caso-complottismo/

    Articoli di Claudio Giusti
    http://www.osservatoriosullalegalita.org/12/acom/06giu1/0909giustipenam.htm
    http://www.osservatoriosullalegalita.org/12/acom/07lug2/2023giustipenam.htm
    http://byebyeunclesam.wordpress.com/2012/07/30/sul-caso-chico-forti-e-lamerican-gulag/

    Articoli in inglese
    http://zoomata.com/archive/enrico-forti-killer-or-victim/
    http://news.google.com/newspapers?nid=1356&dat=19991014&id=muFPAAAAIBAJ&sjid=qwgEAAAAIBAJ&pg=3590,9003092
    http://www.thefreelibrary.com/MAFIA+HITMAN+HUNTED+OVER+BRIT'S+MURDER.-a060708783
    http://www.miamihotel.com.au/miami-hotel-articles/1998/2/24/murder-linked-to-hotel-takeover/
    http://www.facescrub.com.au/face-scrub-articles/2000/6/24/smoothtalking-swindler-caught-by-lies-and-a-few-grains-of-sand/
    http://www.miamihotel.com.au/miami-hotel-articles/1998/2/24/conmen-suspected-over-miami-murder/
    http://news.google.com/newspapers?nid=1356&dat=20000618&id=XmhIAAAAIBAJ&sjid=kwgEAAAAIBAJ&pg=3618,897319
    http://www.miamihotel.com.au/miami-hotel-articles/1998/3/8/suspect-loved-miami-beach-victim/
    http://www.wnflaw.com/news_Bierman-joins-firm.php
    http://www.superlawyers.com/florida/lawyer/Donald-I-Bierman/9669bc56-c3eb-4402-8418-71979b865cfb.html
    http://www.6s2crimlaw.com/Firm%20Info/Lawyers/802998.aspx
    http://judgepedia.org/index.php/Victoria_Platzer
    http://www.miamihotel.com.au/miami-hotel-articles/

    Dominick Dunne: Power, Privilege & Justice – Island Obsession
    http://www.livedash.com/transcript/dominick_dunne__power,_privilege_%26_justice-(island_obsession)/5712/TRUTVP/Saturday_May_29_2010/314071/

    Why the Hugh Hefner of Ibiza Is Selling Up ; Anthony Pike, the Island’s Ultimate Hedonist, Leaves the Villa and Hotel That Made Him Infamous 7 Sept 2008
    http://mail-on-sunday.vlex.co.uk/vid/hefner-ibiza-pike-hedonist-infamous-62549955

    Murdered Sydney Man Dreaded Miami Deal
    http://www.miamihotel.com.au/miami-hotel-articles/1998/2/21/murdered-sydney-man-dreaded-miami-deal/

    Enrico Forti Mugshot
    http://mugshots.com/US-Counties/Florida/Miami-Dade-County-FL/Enrico-Forti.6057888.html

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Questa voce è stata pubblicata il 7 ottobre 2012 da in Puntate con tag , , , , , , , , , .
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