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2×05 Azione e Immaginazione

14 novembre 2010 13 commenti

Dopo le tipiche vicissitudini che sono un fatto normale per una trasmissione amatoriale podcast (vedi settimana saltata) torniamo con una puntata già programmata e realizzata qualche tempo fa per parlare di passione e raggiungimento degli obiettivi.

L’intervista che vi proponiamo questa volta ci fa conoscere una persona, Alex Raccuglia (Twitter), che tra le sue tante passioni ed interessi e il profondo impegno messo in alcune di esse, è riuscito a fare il mestiere che sognava da quando aveva otto anni.
Alex, o Alex G. come si faceva chiamare in tempi passati, infatti è un Sound Editor, un Montatore e un Regista. La professione che ora lo prende a tempo pieno gli permette di realizzare grandi lavori e di crescere artisticamente e tecnicamente, ma soprattutto lo lascia ancora in attesa del momento in cui, quando i tempi saranno propizi, proverà a realizzare la sua prima opera cinematografica.

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DELTAFRAME

Conosceremo dunque Delfaframe, che è il nome che usò per i suoi primi lavori creativi e che ora è il marchio delle sue produzioni.

THE STONE

si tratta del primo cortometraggio di Alex Raccuglia, realizzato con pochissimi mezzi e con grafica 3d. Il valore di questo corto, peraltro inserito in un CD della rivista PC Pratico, sta nel fatto che nel 1999, anno della realizzazione, i mezzi a disposizione erano veramente nulli. Un po come costruire una casa con una paletta. Aggiungiamoci anche che in quell’epoca non esisteva tutta questa attenzione al media video soprattutto sulla rete e che spesso questi esperimenti si facevano per proporre delle idee piuttosto che per realizzare artisticamente un lavoro. Per vedere questo corto clicca col tasto destro QUI e salva con nome.

SKARR

Questo mediometraggio è la prima opera lunga di Alex Raccuglia. La speciale particolarità di questo film, interamente girato in digitale con videocamere semi professionali e con pochi mezzi, dimostra la particolare dote del regista ed editor verso la post produzione. La qualità compressiva del lavoro, ancora molto acerbo, dimostra una notevole crescita e una presa di coscienza non indifferente. Da vedere.
Interessante il sito, soprattutto per coloro che sono appassionati di questa cosa, perché in quella specie di protoblog, interamente realizzato in codice da Alex, troveremo tutoria sul come venivano ancora realizzati determinati lavori. Ma non solo, all’interno ci saranno aspetti della vita di Raccuglia, raccontati con post, fotoblog e altro. Molto curioso. Per visualizzare il sito con tutte le info, clicca qui.

ZEROSIGMA 1.0

Ennesimo cortometraggio di Alex Raccuglia ed ennesima evoluzione tecnica e registica. In questo caso possiamo vedere l’uso di una raffinata tecnica di composiing atta a moltiplicare persone che interagiscono nelle inquadrature. In buona sostanza l’attore Gabriele Spinelli è l’unico vero protagonista di questo dramma a tre. Notevole dal punto di vista estetico e tecnico è un cortometraggio da vedere perché è fortemente rappresentativo della ricerca e dello studio, oltre che del senso di visualizzazione, che ha il nostro Raccuglia. Nei titoli di coda troverete anche il nome di Simone Pizzi che ha fatto parte del gruppo testing del cortometraggio prima della sua uscita.
Anche in questo caso vi suggeriamo di andare a vedere il sito perché ci sono molte informazioni, meglio classificate, sulla realizzazione, le motivazioni, e anche delle foto di backstage.

BRIGHTBOX

Cortometraggio del quale Alex Raccuglia è produttore e produttore esecutivo. Regia di Grazia Tricarico.

Pre Trailer

Dark Teaser

Trailer

LA FIERA DEL NULLA

Questo cortometraggio, scritto da Max Svanoni e diretto ed editato da Alex Raccuglia, rappresenta un ennesimo passo avanti nella sua evoluzione tecnica ed estetica, con l’aggiunta dell’ausilio di nuovi strumenti di ripresa a costi accessibili, ossia le nuove reflex Canon, che permettono di riprendere come se si girasse con una pellicola 35mm (quella del cinema per intenderci) con un notevole aumento della qualità, della manipolazione e dell’estetica finale. Sebbene non sia un corto dove Alex abbia fatto la parte aurorale, le tinte dark e alcuni aspetti visivi ed elementi, rendono questo corto perfettamente Raccugliano, rendendolo riconoscibile tra mille.

Trailer

vfx breakdown #01

Final trailer

NIGHT (videoclip)

Questo video, realizzato per la giovane band milanese dei Love Frame (MySpace, Facebook, Youtube, Twitter), come sentirete nell’intervista, ha rappresentato un momento importante, una sorta di esordio nel mondo dei videoclip di Alex Raccuglia e tanta, tantissima preparazione di concetto.

REEL DI ALEX RACCUGLIA

Ecco un demo che rappresenta tutti i lavori realizzati in questi anni dal giovane regista milanese per conto della società di produzione per la quale lavora.

APPROFONDIMENTO: Le Storie di Barbara Favaro

22 giugno 2010 2 commenti
Una cosa certa è che di Barbara Favaro si possono dire unun’infinità di cose e se la si conosce anche personalmente, allora, la cosa si moltiplica esponenzialmente. Di sicuro invece è che la cosa che ha stupito tutti è stato il fatto che questa strana, giovane e inarrestabile scrittrice sia riuscita, per intuito o per pura incoscienza, a crearsi prima un pubblico e poi a pubblicare. Avendo riascoltato l’intervista che Michela ha fatto a Barbara Favaro (1x09 Le Storie Di Barbara Favaro), mi è venuto in mente il fatto che probabilmente la straodinarietà dell’esperienza creata dalla scrittrice sta proprio in questo: un seguito creato precedentemente alla sua esplosione.

Quindi ripercorrendo le tappe dell’intervista mi è venuto in mente il fatto di ripartire proprio da qui, dal suo inizio come personaggio conosciuto e come soggetto mediatico. Probabilmente le sue doti di scrittrice erano già ben impresse in lei da sempre e i suoi risultati alla scuola Holden, la pubblicazione di una raccolta di poesie e il lavoro (la manovalanza selvaggia) nei team di Disney, lo dimostrano in modo lampante. Ma è internet, come oramai succede sempre più spesso, ad aver dato lo slancio più importante, probabilmente ridandole fiducia e ricreando in lei una voglia di essere “al centro”, che poi è un po’ l’obiettivo di ogni artista che si rispetti.

Quando Barbara si è approcciata alla rete, e ancora più specificatamente alle community, di certo aveva una sorta di immaturità di fondo su come gestire i rapporti interpersonali. Come tutte le persone di poca esperienza nel mondo della rete ha sicuramente commesso errori e non so veramente quanto lei sia stata completamente consapevole del suo straordinario risultato. Ma questa diventa dietrologia e alla storia racconteremo che lei ha avuto una incredibile intuizione, che probabilmente alla fine risulterà essere la verità.

Intuizione o meno un’altra cosa che possiamo aggiungere a tutto questo è che, come spesso abbiamo visto nel nostro mondo creativo, l’idea è importante ma non basta. Se non fosse stata per la grande qualità del suo interagire, del suo scrivere e se non avesse avuto tutto quello strano, a volte ammaliante, carisma, probabilmente non staremmo qui a parlare di una persona che ha avuto decine di migliaia di contatti sulla rete solo scrivendo dei racconti, facendoli commentare e scrivendo storie che alla fine rendevano protagonisti tutti quelli che le erano più vicini.

Quindi di chi stiamo parlando? Stiamo parlando di una donna che ha dedicato quasi due anni della sua vita a scrivere ogni sacrosanto giorno per fare il pieno di energia, di entusiasmo e di pratica, di tecnica, al fine di arrivare a far partire quei suoi progetti narrativi che erano nella sua testa e nella sua anima e che rimbalzandole sempre dentro le facevano male e la distraevano con il forte rumore di impatti che sentiva dentro di se. Stiamo parlando di Barbara Favaro, la persona che in qualche modo ha reso gli spettatori, i lettori, protagonisti in un pizzico di vita creata nella quale essi si sono sentiti molto più importanti di quanto non pensavano di essere.

Ovviamente tutto questo, nella sua iniziale immaturità relazionale telematica le hanno poi creato qualche problema, l’hanno un po’ prosciugata perché lei dava e continuava a dare in modo indiscriminato. Poi qualcosa è cambiato, Barbara è cresciuta, completandosi, diventando quella donna con un approccio uguale a prima, ma diverso, radicalmente diverso da prima. Continua la sua relazione coi suoi fan, con le persone che la seguono ma è cambiato il modo in cui lei difende, strenuamente, la sua anima e la sua energia vitale. Qualcuno potrebbe obiettare che questo modo di fare la allontana un pochino, che leva qualcosa al suo seguito, ai suoi sudditi (ricordiamo che lei è la quinn), ma in realtà è tutto il contrario perché ora Barbara Favaro è in grado di catalizzare la sua energia nelle opere, che sono l’unica cosa che ha veramente importanza, riempiendole di sé, di emozioni, di passioni feroci e di grande ingegno.

Potevo affrontare questo approfondimento parlando dei suoi libri, della raccolta di poesie, dei suoi romanzi in fase di elaborazione, ma per fare questo bisogna essere in grado di poterlo fare dato che parliamo di opere ibride, quei romanzi che non sono, di quei racconti che non sono, di quegli enigmi che non sono, di quelle opere che racchiudono in sé non solo narrazione ma anche intricate forme di gioco. Ricordiamo che Barbara è la scrittrice di quello che è e non è, è la donna artista che non si accontenta, che esplora, setaccia ogni angolo possibile e trascende, va oltre, nella sperimentazione narrativa cosi come lei la vede, la sente, non preoccupandosi della formattazione editoriale. Ovvio, questo le preclude una marea di strade è vero, e spesso questo voler fare qualcosa che gli altri non capiscono è un po’ come autogiustificarsi dicendo, bhé, non mi pubblicano perché sono oltre, ma in questo caso, e raramente come in questo caso, si tratta solamente della verità.

Di Barbara Favaro possiamo dire il bene e il male, le sue incertezze, le sue elucubrazioni, i suoi errori, possiamo, noi che la conosciamo, criticare alcune sue scelte che ha pagato severamente, ma lo facciamo perché la conosciamo bene, perché la conosco bene, e perché posso permettermelo e non è nemmeno sensato dire solo quanto sia grande. Ma lei è grande e lo è veramente. E’ difficile superare quel confine per comprenderla, ma se si scavalca il naturale scetticismo che si ha verso ogni fenomeno diverso della vita, si viene rapiti, catturati, acchiappati e imbrigliati da una voce, da un pensiero, da alcune parole di una persona, artista, scrittrice, che oramai ha capito, che sa cosa vuole e che sa cosa sta diventando.  Parternalisticamente e affettuosamente, posso dire che è cresciuta e guardarla con orgoglio, dall’altra parte la guardo con l’occhio cinico e critico che lei conosce di me e riflettere anche nel modo più critico e aspro, ma il risultato, per quanto io voglia cercarne altri, resta sempre lo stesso…

Speriamo quindi che questa intervista di Michela a Barbara Favaro, sia in grado di portarle ulteriore attenzione, ma soprattutto tutta la fortuna del mondo perché in lei bisogna credere, tutti dovete crederci, sulla fiducia anche (sebbene potete testare con mano la sua grandezza) e incondizionatamente, perché nel mondo indipendente delle autoproduzioni, delle autopubblicazioni e dell’autodiffusione, in barba alle convenzioni del mercato cinematografico, musicale ed editoriale, i progetti vanno sostenuti e appoggiati, e anche finanziati, soprattutto se hanno la capacità di essere universali e straordinari come lo sono le storie di anime e corpi, racchiusi dentro i romanzi di Barbara Favaro.

Regista assicurato!

Foto intitolata: "LA FORCHETTA"

Questa foto è stata intitolata "La PForchetta" e non è un errore di battitura

Mi sembra quantomeno giusto che si facciano almeno delle presentazioni. Inizio io per questione di tempo dato che questi sono giorni di piccole trasformazioni all’interno di questa casa.
Mi chiamo Simone Pizzi e di professione faccio l’assicuratore. Una professione che appartiene alla mia famiglia già da tre generazioni e che in qualche modo rappresenta una via predefinita e quasi difficile da evitare. Ciò nonostante, sin da fanciullo, ho sempre avuto delle inclinazioni più “creative” rispetto al mero lavoro imprenditoriale. Non che lo si disdegni, infondo, anche se sempre con un poco di fatica, ci permette di campare e di portare pane a moglie e figlio. Quindi, si può tranquillamente sostenete che io abbia una seconda “attività” parallela che ha rappresentato una parte importante della mia vita: produzione e regia di opere cinematografiche indipendenti, per lo più cortometraggi.
Ovviamente questo lavoro, questa grande passione, porta con se contatti, situazioni, aneddoti, storie, vere e proprie storie che condizioneranno non poco questa trasmissione, dato che gli spunti sui quali poter fare degli interventi o veri e propri reportage ce ne sono eccome. Non parliamo di semplice pubblicizzazione del nostro lavoro, sarebbe una banale speculazione, ma io trovo che dietro ogni lavoro, dietro ogni produzione, ogni opera di questo genere, ci siano belle storie da raccontare e da immortalare, rendendo il giusto spazio e tributo a situazioni e persone che lo meritano per l’impegno, la fatica e i sacrifici ai quali sono sottoposti.
Ma non solo. Dato che una delle mie ambizioni è quella di parlare di persone, di storie di persone, di lavori e di come lavori particolari e persone appunto possano nascondere dei racconti affascinanti. I tanti contatti con artisti, tecnici o con personaggi assurdi di ogni stirpe e fregio che ci siamo costruiti negli anni meritano uno spazio significativo.
Quindi, capiterà spesso che nella pianificazione delle puntate si parli di crisi economica come di chitarristi di strada, di assurdità sociologiche per finire a recensire un libro di una giovane scrittrice…
Dunque, io sono questo, sono il mondo de lavoro e sono il sottomondo underground dell’espressione indipendente, che ho sempre sostenuto, pubblicizzato e in qualche caso anche finanziato… come potevo non rimanere affascinato dal mondo del Podcast?

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